Associazione culturale SpeleoFotoContest

Mangiagalli racconta Cesare:

Italia
Messico
Ghiacciai
Cementificio Olgiate Molgora
Bergamo Sotterranea

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“Era un mondo difficile. L’ho iniziato quasi per caso più di quarant’anni fa, via via, prove su prove con l’aiuto di amici speleo. Assurdo, ma chi mi sosteneva era un collega anziano al lavoro, per passione esperto fotografo a cui devo quello che so ma di cui non ho saputo sfruttare fino in fondo gli insegnamenti, lui in grotta non c’era mai entrato e mai ci sarebbe entrato, ma lo attraevano quelle immagini, quel mondo e ho cominciato a frequentare il suo ufficio come un’aula di scuola, a volte esageratamente. Mi ha spiegato che quelle speleo sono soprattutto immagini da impatto; molti flash , riflessi, acqua, dimensioni, altezze vertiginose, che attraggono di colpo ma che se non ben messi si dimenticano facilmente. Perciò se sbagliavo tornavo in grotta con la squadra a rifare le foto, magari più di una volta, c’erano le litigate e la stanchezza, ma c’era anche la volta buona. Rompere e riparare i flash per poi farli cadere di nuovo, infangarli, sbatterli contro i ghiacciai, buttarli via e cercarne altri usati. Anche con le macchine fotografiche non sono stato gentile.Ma il passaggio difficile era sempre l’ingresso dell’ufficio di quel collega, un suo buon voto era come arrivare a – 1.000. Purtroppo quando è andato in pensione è morto pochi mesi dopo, non doveva finire così.Ho proseguito con l’aiuto di un altro esperto, il presidente del gruppo fotografico a cui appartenevo, sebbene anziano, espertissimo e di una vitalità invidiabile, riconosco di avere esasperato anche lui, eccome. D’altronde ho avuto occasione di pubblicare qualche foto su vari notiziari a livello nazionale e avevo cominciato l’esplorazione dei ghiacciai. Era una cosa che sognavo da una vita, entravo in un mondo meraviglioso ma che sta facendo una brutta fine. Su insistenza del presidente del gruppo fotografico (pistola alla tempia “… fallo!!…”) sono passato al digitale, era il 2011, non mi ha cambiato un gran che la vita, ma è un’altra storia. Quello che rimpiango e fa parte del mio carattere è non avere completamente appreso l’insegnamento di queste due persone, avrei dovuto fare così o fare cosà quell’inquadratura, però chi guarderà le foto deciderà. Comunque spero con queste immagini di fare provare all’osservatore quello che si sente in quel momento in quel posto."

English version.
Translation Rita De Filippo
“It was a difficult world. I started almost by accident more than 40 years ago, bit by bit, trial by trial, with the help of caving friends.
Absurd, but the person who supported me was a senior colleague at work, by passion an expert photographer to whom I owe what I know but whose teachings I could not take full advantage of; he had never been in the cave and never would be, but he was attracted to those images, to that world, and I began to frequent his office like a classroom, sometimes in an exaggerated way.
He explained to me that caving ones are mostly impact images; lots of flashes, reflections, water, size, dizzying heights, which suddenly attract but if not well put together are easily forgotten. So if I made a mistake I would go back to the cave with the team to redo the pictures, maybe more than once, there was the struggle and the tiredness, but there was also the fun.
Breaking and repairing flashes only to drop them again, muddy them, slam them against glaciers, throw them away and look for more used ones. Even with cameras I was not kind.
But the difficult passage was always entering that colleague’s office, a good grade from him was like getting – 1,000. Unfortunately when he retired he died a few months later, it was not supposed to end like that.
I went on with the help of another expert, the president of the photography group I was a member of, although elderly, experienced and enviably vital, I recognize that I exasperated him as well, and indeed I did. Then again, I had the opportunity to publish some photos in various news organs nationwide, and I had begun the exploration of glaciers. It was something I had been dreaming of all my life: to enter a world that was wonderful but is coming to a bad end. At the insistence of the president of the photography group (gun to my temple “…do it!!!”) I switched to digital, it was 2011, it didn’t change my life much, but that’s another story.
What I regret and it is part of my character is not having completely learned the teaching of these two people, I should have done this or done that shot, however, those who will look at the pictures will decide. However, I hope with these pictures to make the viewer feel what they are feeling at that moment in that place.”